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Un po' di storia

La realizzazione di un sogno - La trasfusione del sangue è una conquista del ventesimo secolo. L'uomo è oggi finalmente capace di trasferire il sangue da un individuo all'altro senza danni per l'organismo. Il sangue è diventato una vera e propria materia prima vivente, essenziale per la medicina e per la chirurgia.
Sostituire il sangue perduto o malato con sangue nuovo è sempre stato un antico sogno dell'uomo che si è infranto per secoli di fronte ai ripetuti fallimenti. Le trasfusioni di sangue animale nell'uomo erano sempre fallite e nel 1678 furono definitivamente proibite.
Nuovi tentativi di trasfusione, questa volta con sangue umano, iniziarono solo nel diciannovesimo secolo, sia pure con molteplici problemi e un susseguirsi di incidenti mortali, inspiegabili in quell'epoca.
Tutto cambiò radicalmente nel 1900, quando Karl Landsteiner dimostrò come e perché i vari tipi di sangue umano non sono tra loro compatibili: la scoperta agli inizi del secolo dei gruppi sanguigni 0 (zero), A, B e AB e, nel 1940, dei gruppi RH, permise di realizzare finalmente trasfusioni sicure ed efficaci.
Fino al 1913 le trasfusioni si effettuarono sempre direttamente da braccio a braccio: il sangue prelevato doveva essere iniettato direttamente prima che coagulasse. Una cannula collegava la vena del donatore a quella del ricevente e in taluni casi le vene venivano addirittura cucite.
Successivamente, durante la prima guerra mondiale, il dott. Jeanbrau ebbe l'idea di raccogliere il sangue dei soldati donatori in una soluzione di citrato di sodio che ne impediva la coagulazione: grazie a questa scoperta e ai suoi costanti miglioramenti, il sangue potè essere immagazzinato e trasportato.
Dovendo porre rimedio alle emorragie ed effettuare operazioni sul fronte, vennero compiuti numerosi sforzi per migliorare le tecniche trasfusionali: si perfezionarono i metodi di prelievo, le tecniche di frazionamento del plasma e l'organizzazione del trasporto del sangue. E permetteteci qui di sottolineare, ancora una volta, il tragico paradosso della guerra come causa di lutti e rovine da un lato e fonte di progresso dall'altro.

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